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Carnevale 2022: storia di Giangurgolo, la maschera tipica del carnevale calabrese

La Festa più attesa e colorata dell'anno è finalmente alle porte e vogliamo farvi addentrare nel pieno del carnevale calabrese, iniziando a raccontarvi la storia di Giangurgolo, la maschera tipica della nostra regione!

Una maschera che affonda le sue radici nell'antica Napoli al fianco di Pulcinella ed Arlecchino e che ha trovato immediata ospitalità nella punta dello stivale, tanto da essere ad oggi riconosciuta come parte integrante della cultura folkloristica calabrese.

Storia di Giangurgolo: la maschera tipica del carnevale calabrese

Giangurgolo è la maschera tipica del carnevale calabrese e ha visto il suo battesimo nella famosa commedia dell'arte. Il suo nome deriva da Gianni Boccalarga o Gianni Golapiena , un appellativo scelto appositamente per indicare  nell'immediato le sue caratteristiche predominanti: l'ingordigia, l'insaziabilità, l'eccessiva loquacità.

Molte fonti letterarie - datate 1618 - riportano la notizia di un certo Natale Consalvo, attore napoletano, che calcava i palcoscenici partenopei vestendo il ruolo di Capitan Giangurgolo.

Pare che la maschera non sia frutto di fantasia ma sarebbe nata da una persona vissuta e conosciuta realmente a Catanzaro. Secondo la leggenda egli aiutò uno spagnolo trovato ferito nei boschi a seguito di una aggressione perpetrata da parte di un gruppo di briganti. Nonostante il soccorso prestato, lo spagnolo morì, ma prima di spirare gli diede la sua eredità e una lettera in cui vi era spiegato come salvare Catanzaro dalla dominazione spagnola.

Così Giangurgolo decise di attuare un piano strategico e , con l’ausilio di un teatro ambulante , inscenò per tutta la città spettacoli satirico - politici al fine di suscitare l'indignazione tra il pubblico cosicché , incitando una rivolta, il popolo catanzarese si opponesse definitivamente al regno spagnolo. Il suo piano però fallì ben presto e venne condannato a morte.

Giangurgolo: i tratti principali della maschera calabrese

Il carattere:

Giangurgolo è l'incarnazione dello spaccone a tratti simile ai personaggi plautini. Appare come il tipico signorotto ricco, gradasso, sempliciotto, sfacciato , ruffiano e bugiardo che si mostra falsamente erudito con le donne al fine di persuaderle, raccontando bugie in cui lui stesso ne diventa vittima , credendo che sia davvero il protagonista delle storie che racconta. Inizialmente le donne ne rimangono colpite ma poi a causa del suo aspetto fisico viene deriso ed emarginato.

La figura:

Tradizionalmente Giangurgolo indossa una maschera rossa , ma il suo tratto distintivo è senza dubbio il naso di cartone e il cappello a forma di cono. Il suo legame alla realtà spagnola è rappresentato dal colletto arricciato , dal corpetto a righe rosse e gialle, dai calzoni sempre della stessa tinta e da un cinturone da cui pende una lunga spada che usa contro i deboli ma mai contro i forti. 

Giangurgolo maschera calabrese

Giangurgolo e la città di Reggio Calabria:

Se Giangurgolo ha mosso i primi passi tra le strade di Catanzaro, negli anni successivi la maschera è stata attribuita alla città di Reggio Calabria che ne faceva uso al fine di deridere alcuni nobili siciliani decaduti, i quali, dopo l’insediamento dei Savoia in Sicilia, si trasferirono in massa nella città dello stretto.

Giangurgolo veniva dunque utilizzato per mettere in imbarazzo i dominatori, arroganti e permalosi, esaltando il loro voler essere forti con i deboli.