Tavola apparecchiata per il Natale, con tovaglia rossa, piatti bianchi in ceramica, bouquet floreale di colore verde e rosso al centro.

Sai perché il Menu della Vigilia di Natale è a base di pesce?

Il Cenone di Natale, da nord a sud, è a base di pesce, e questa regola non sembra ammettere eccezioni. Abbiamo, infatti, provato a testare questa ipotesi chiedendo alla nostra cuoca della Vigilia di Natale di prepararci un buon arrosto di carne. Di tutta risposta son volati mestoli, la tesi è, quindi, stata ampiamente confermata!

 Ma qual è la ragione per cui si mangia il pesce alla Vigilia di Natale?

Verrebbe da pensare che il motivo è da ricercare in un precetto di tipo religioso, come ad esempio l’astinenza dal mangiare la carne. In realtà, la Chiesa non fa ricadere tra i giorni di astinenza (ricordiamo tutti il venerdì) il giorno prima di Natale! Se, infatti, in diversi passi delle Sacre Scritture si legge che astenersi dal mangiare carne sia una forma di rispetto per la nascita e la morte di Gesù, in questo caso la ragione è legata principalmente ad una tradizione tutta popolare! L’Italia è considerata da sempre la patria del cibo in virtù delle innumerevoli tradizioni culinarie che caratterizzano ciascuna Regione, ma possiamo dire che per la Cena della Vigilia di Natale siamo tutti d’accordo: non si porta in tavola la carne! Questa usanza popolare ha, in realtà, delle origini religiose, ma che nulla hanno a che vedere con il digiuno e l’astinenza. La Chiesa, infatti, aveva previsto semplicemente di non portare in tavola piatti costosi e ricercati ma, al contrario, tutto doveva essere estremamente semplice e povero. Si era, così, pensato al pesce come alimento dei più semplici e poveri in assoluto, dando avvio ad una tradizione che si è tramandata di generazione in generazione fino ai giorni nostri.

 La tradizione calabrese delle 13 portate alla Vigilia di Natale

Ovviamente, considerare oggi le portate a base di pesce come i cibi più austeri e poveri che ci siano, in alternativa alla carne, stona incredibilmente, soprattutto se pensiamo che, con il passare del tempo, le portate sono via via andate sempre più ad aumentare! La tradizione in Calabria, infatti, ne richiede ben 13, come gli apostoli! Vediamo quali sono:

  • Antipasti, tra cui: stoccafisso, frittelle, cavolfiori, peperoni cruschi, salmone marinato;
  • Primi, che vanno dalla spaghettata con la mollica di pane alle linguine con lo stoccafisso rigorosamente in rosso;
  • Secondi: impera il baccalà sia nella versione bianca che nella versione rossa; ci sono, poi, le portate di gamberi e gamberoni, alici fritte, pesce spada, e chi più ne ha più ne metta;
  • Contorni: immancabili i cavolfiori, a frittelle o conditi a mò di insalata, le carote rosse, i finocchi, le patate;
  • Frutta e frutta secca: non si può passare al dolce senza aver sgranocchiato noci, mandorle, nocciole;
  • Dolci: non si prevedono limiti alle numerosissime varietà, tra cui i turdilli, le scalille, la pitta ‘mpigliata, le chinulille, le sammartine e i petrali, oltre a panettone o pandoro.

 Questo succede per il Cenone di Natale in Calabria, ma possiamo dire che anche le altre Regioni d’Italia non sono da meno! Sarebbe stato meglio, forse, mantenere la carne come portata principale a questo punto!

Ed ecco che rivolano i mestoli!